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Ti sei mai detta:

“Prima o poi scopriranno che sono un bluff”

“E’ stato merito dei fornitori, della coppia, del meteo…”

“Non sono abbastanza brava per mettermi in proprio, per alzare i miei prezzi, per gestire quell’evento, per insegnare qualcosa a qualcuno, per lanciare quel prodotto/servizio…”

Se sì, sei in buona compagnia! 🙂 Si chiama Sindrome dell’impostore e secondo le psicologhe che l’hanno teorizzata ne soffre o ne ha sofferto almeno una volta nella vita il 70% della popolazione.

Chi ne soffre è convinto di non essere abbastanza bravo nel proprio lavoro, di non essere all’altezza di ciò che gli altri si aspettano da noi, di aver ottenuto ciò che si è ottenuto grazie a una combinazione di circostanze anziché al proprio impegno e talento. Significa, soprattutto, vivere nel timore che si “verrà scoperti”.

La sindrome dell’impostore è uno degli autosabotaggi più clamorosi che possiamo fare al nostro biz. La convinzione di non essere all’altezza può paralizzarci.

Prima di riflettere insieme su come superarla, prendiamo atto che ne soffrono anche coloro a cui riconosciamo un indubbio talento e successo.

Premio Nobel per la letteratura nel 1962, John Steinbeck diceva di se stesso: «Io non sono uno scrittore, ho ingannato me stesso e gli altri».

Poco prima di morire, Albert Einstein, l’uomo che formulò la teoria della relatività, confidò a un amico: «La considerazione esagerata in cui viene tenuto tutto il mio lavoro, mi mette a disagio e talvolta mi fa sentire un imbroglione, anche se involontario»

Ed Lazowska presidente della Fondazione Bill & Melinda Gates, già preside della facoltà di Computer Science e Ingegneria di Washington, fa un ragionamento basato sul calcolo statistico. «Sono quarant’anni che penso di essere un impostore e nessuno mi ha ancora scoperto. E’ molto improbabile quindi che io venga smascherato nelle prossime due settimane».

La 3 volte premio Oscar Meryl Streep ha dichiarato in un’intervista recente: «Pensi sempre: ma è possibile che la gente abbia ancora voglia di venire a vedermi in un film. E comunque io non so recitare. Che ci faccio qui?»

Neanche Jodie Foster se la passa molto meglio. Dopo aver vinto due Oscar, ha raccontato in un’intervista: «Ero convinta che ci fosse uno sbaglio. Che qualcuno sarebbe venuto a casa mia e mi avrebbe detto: ci scusi, abbiamo commesso un errore. Il premio doveva andare a Meryl Streep».

Anche Robert Pattinson, il fichissimo (!) vampiro di Twilight, sembrerebbe essere insicuro: «Sono orgoglioso del fatto che ancora mi offrano delle parti. Pensi sempre di essere una truffa, che stiano per sbatterti fuori da un momento all’altro”.

Assodato quindi che anche personaggi di successo ne soffrono, facciamo insieme qualche riflessione per superarla.

  • Noi sappiamo soltanto quello che succede dentro le nostre teste. Conosciamo per filo e per segno quegli interminabili monologhi interiori, farciti di insicurezza e senso di inadeguatezza, ma non possiamo in alcun modo sapere cosa avviene dentro la testa degli altri. Quindi prendiamo per buone le convinzioni negative che abbiamo su noi stessi, ma le confrontiamo con quello che vediamo “esternamente” degli altri (i loro successi, la loro bravura). Si tratta di un paragone che non è paritario, perché si basa su percezione interna di noi stessi vs percezione esterna che abbiamo degli altri.

Se potessimo aprire tutte le teste ci troveremmo dentro insicurezze e inquietudini proprio come le nostre! Questa consapevolezza deve darci la forza di andare avanti.

 

  • Spesso i veri impostori non soffrono di questa sindrome, che è propria di chi è scrupoloso e molto esigente verso sé stesso e verso gli altri. La sindrome “opposta” è stata invece battezzata “effetto Dunning-Kruger” da suoi teorizzatori, ed è una distorsione cognitiva a causa della quale individui poco esperti in un campo tendono a sopravvalutare le proprie abilità autovalutandosi, a torto, esperti in quel campo. Ma d’altra parte, anche Shakespeare diceva «Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio».

La tua insicurezza potrebbe andare a vantaggio di questi. E’ questo che vuoi?

 

  • La nostra mente è naturalmente predisposta a dare maggiore risalto alle esperienze negative, piuttosto che a quelle positive. Questo deriva dalla nostra evoluzione. Era più importante ricordare che l’incontro con il leone poteva avere brutte conseguenze piuttosto che ricordare che le bacche rosse erano commestibili e buone.

Per uscire da una spirale di autocriticismo non funziona dirsi “Non sarò più così critico con me stesso” ma occorre sostituire al pensiero negativo un altro pensiero, un pensiero diverso (e non la negazione del pensiero negativo). Lo ammetto, per molto tempo ho pensato a tutto questo come una fuffa new age. Ma lavorare sulle nostre convinzioni limitanti è di grandissimo aiuto nel biz (e nella vita in generale) e lo sto sperimentando io stessa. Occorre analizzare queste convinzioni, capire da cosa derivano e quale valore nascondono, e usare quel valore per elaborare una nuova convinzione potenziante. Potresti sostituire la convinzione “non sono abbastanza brava ed esperta per riuscirci” con “sono in grado di pensare fuori dagli schemi” oppure “sono piena di entusiasmo e aperta alle novità” o ancora “ho delle solide fondamenta teoriche” o “non sono limitata dalle convenzioni del settore”, o “sono in grado di approcciarmi con umiltà e senso del dovere”. Ho reso l’idea?

 

  • Le emozioni e i sentimenti negativi non vanno repressi o rinnegati. La paura di fallire, l’ansia del risultato, la paura del successo e anche quella di “venire smascherati”…sono tutte paure utili. Hanno un senso. Ci aiutano a procedere con attenzione, a tastare il terreno prima di appoggiare il peso, a non essere avventati. Dobbiamo avere consapevolezza che sono paure comuni, non c’è nulla di sbagliato nel percepirle. Ma non dobbiamo lasciagli spazio per crescere fino a paralizzarci.

“Feel the fear and do it anyway”. Avevo scelto “action” come parola dell’anno del 2017 proprio perchè non volevo paralizzarmi. Avevo deciso di investire seriamente nel progetto della formazione online e c’erano miliardi di cose per cui non mi sentivo all’altezza. Assumere un ruolo nuovo, una nuova responsabilità o un nuovo lavoro sono le tipiche situazioni in cui questa paura si manifesta. Occorre ricordarci il perché lo facciamo, la nostra motivazione più profonda. Tornare alla nostra Vision e alla nostra Mission. La mia Visione è quella di mondo dove le donne non debbano scegliere fra realizzazione professionale e familiare. La mia Mission è aiutare quelle donne che hanno visto nel Wedding Planning la loro strada, a rendere il loro Biz sostenibile e compatibile con le necessità “familiari”.

 

  • Partire dalla nostra comfort zone è di grande aiuto per la nostra autostima. E in ogni nuovo incarico, ogni nuova sfida, se pur il territorio ci sembra sconosciuto, c’è sempre una parte di strada che in realtà noi già conosciamo (altrimenti non ci sarebbe neanche mai venuto in mente di assolverlo quel ruolo!). Se costruiamo il nostro biz intorno alle nostre skills avremo modo di metterle in campo e trarne il beneficio della rassicurazione. Come i circoli viziosi si innestano in negativo, thanks god funziona anche in positivo. Ogni piccola rassicurazione nella nostra comfort-zone sedimenterà sulla percezione che abbiamo di noi stessi e ci darà la forza e il coraggio per compiere il pezzetto di strada nuova.

 

Disclaimer #1: questo post non vuole essere un inno all’improvvisazione. E’ ok formarci, anzi, è molto più che ok. Sono io la prima fan della formazione (che cappero mi sarei messa in testa di fare con i percorsi FASTFORWARD altrimenti?). La formazione teorica iniziale deve essere solida. E sono io la prima a dire che nulla è come l’esperienza (ma l’esperienza in qualche modo va costruita, o esiste una fiala? c’è comunque modo di fare una parziale “esperienza” PRIMA di proporsi sul mercato e te lo raccontavo qui). Sono anche convinta che ci siano casi in cui è saggio rinunciare a un incarico, a un’idea imprenditoriale, a un progetto, a un cliente.  Ma la domanda che devi farti è “con un altro servizio venduto, con un’altra stagione, con un altro corso seguito, con altro tempo, la mia situazione sarà sensibilmente diversa?” e la seconda a ruota “posso permettermi di aspettare?”. Sono fermamente convinta che la maggior parte delle volte in cui la nostra vocina ci dice “non sei all’altezza”, la risposta alla domanda “la situazione sarebbe diversa?” sia “no”. Suvvia è così anche nella nostra vita privata. Alzi la mano chi fra noi si sentiva pronta a sposarsi, a fare il primo figlio, a fare il secondo, a prendere un cane, a comprare casa… Non si è mai pronti (o lo si è raramente), più facilmente, si diventa pronti.

 

Disclaimer # 2: questo post non afferma che affrontando la nuova sfida, accettando l’incarico, ricoprendo il ruolo, e superando la paralisi da Sindrome dell’Impostore, si vada incontro a successo certo e inequivocabile. Non ho detto questo my dear. Purtroppo non vinciamo sempre tutte le battaglie. Può capitare la batosta, ma rialzarsi e imparare dai propri errori fa parte del percorso. “Non ho fallito. Ho solo provato 10.00 metodi che non hanno funzionato” è quel che dice un certo Thomas Edison.

E tu che mi stai leggendo, hai mai sofferto della sindrome dell’impostore? Come l’hai affrontata? Ne parliamo su Cheers! Vieni?

 

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