IMPATTO CORONAVIRUS SU SETTORE EVENTI E MATRIMONI | exit strategy

Certo, l’incertezza regna sovrana. Nessuno può sapere con certezza come evolverà la situazione. Ma con le informazioni in nostro possesso, possiamo immaginare scenari, intercettare i nuovi bisogni, rimettere in moto i nostri criceti.
Dicevamo, proprio perché non si sa qual è e dov’è la costa, dovresti imparare a navigare in mare aperto.

Conte ci ha raccontato che siamo attualmente nella Fase 1. La Fase di 2 di convivenza con il virus significherà una riapertura graduale e molto cauta, con molte limitazioni e rischi di ricadute, forse però, più facilmente “controllabili” nell’evoluzione. La soluzione potrebbe arrivare con un vaccino probabilmente non prima di un anno, o da un cocktail di testing+ tracciamento+certificazione di immunità (qualora venga provata)+norme di comportamento/dispositivi + cure più efficaci… Quanta incertezza in questo orizzonte… Proprio per questo è ora più importante che mai far girare i nostri criceti, riflettere a come adattarsi ai nuovi bisogni e parallelamente a come percorrere nuove strade, possibilmente sinergiche e coerenti con la nostra vision e mission.

 

La scorsa settimana ti ho raccontato di aver letto in giro il commento di una collega che suonava pressappoco così:  “per ora faccio i conti con quello che sappiamo. Il resto è solo speculazione. La lascio fare a chi ha tempo da perdere”.

Ti avevo detto che non pensavo fosse una grande idea. Certo, l’incertezza regna sovrana. Nessuno può sapere con certezza come evolverà la situazione. Ma con le informazioni in nostro possesso, possiamo immaginare scenari e intercettare nuovi bisogni.

Dicevamo, proprio perché non sa qual è e e dov è la costa, dovresti imparare a navigare in mare aperto.

Iniziamo con l’esaminare la situazione attuale.

Stiamo vedendo in questi giorni qualche segnale di rallentamento dei contagi in Italia, ma sappiamo anche  che sono gli stessi scienziati a tecnici a metterci in guardia dei limiti intrinsechi di questi dati:  questo perché i tamponi sono effettuati solo su chi presenta i sintomi  e perché i deceduti a casa non vengono tamponati.  Sono in molto a credere che il numero effettivo di contagiati sia molto superiore, probabilmente anche oltre il milione.

Questo non significa che ci terranno a casa fino a dicembre, ma significa che probabilmente, a un certo punto, la politica dovrà mediare tra gli interessi sanitari legati all’emergenza COVID e tutti gli altri interessi: quelli economici, quelli sociali, ma anche quelli sanitari non direttamente imputabili al virus. Ovvero, un paese non può permettersi una serrata troppo a lungo, a un certo punto arrivi a un punto di non ritorno. Quindi è probabile a questo punto che il Governo non punti più ad azzerare i contagi ma intenda portarli sotto un livello “gestibile” dal sistema sanitario, che nel frattempo sta ancora aumentando i posti in terapia intensiva e pensa ragionevolmente che possano arrivare anche delle cure più efficaci in tempi abbastanza veloci (più veloci del vaccino). Raggiunto quel livello, è probabile che il Governo inizi ad allentare progressivamente le misure di contenimento.

In modo progressivo, monitorando a campione la popolazione. E’ probabile che l’indice R0 (che indica la contagiosità del virus) sia  a quel punto inferiore (anche se non c’è ancora evidenza di poter acquisire l’immunità dopo aver contratto il virus)  e quindi la ripartenza non più esponenziale ma più lenta…e quindi più monitorabile e controllabile.

Impareremo a convivere con il virus.

Sarà  la fase che Conte ha iniziato a raccontarci come fase 2.

Significa che un po’ alla volta allenteremo i divieti, un po’ alla volta sbloccheremo le attività, un po’ alla volta allenteremo le norme di comportamento e le prescrizioni. Monitorando e pronti a intervenire.

In merito alle modalità e ai tempi interverranno anche scelte politiche, così come abbiamo visto nella fase di “lockdown”.

Ma se proviamo a dare uno sguardo alla Cina, le prescrizioni attualmente in corso ci fanno capire che occorrerà essere molto cauti: la fruizione di servizi e la riattivazione degli apparati produttivi saranno soggetti a norme di comportamento e disposizioni e andranno parallelamente implementati sistemi di controllo e tracciamento dei casi positivi.

In Cina le norme sono molto dure, (e di recente una ripresa del contagio ha fatto fare al governo marcia indietro rispetto alle riaperture di cinema e luoghi turistici concesse la settimana prima).

Quali misure adotteremo noi e quando e come evolverà la situazione non ci è dato saperlo ma è ragionevole pensare che tutto il comparto eventi sia fra gli ultimi se non l’ultimo a ripartire, e quando lo farà è probabile che resti soggetto a determinate regolamentazioni.

Del tipo:

  • potrebbe essere possibile divieto per assembramenti di grandi gruppi (è probabile che a un certo punto si inizi a permettere assembramenti più piccoli, in alcuni paesi abbiamo visto consentire fino a 40-50 persone, garantendo l’osservanza di norme di comportamento e dispositivi sanitari)
  • mantenimento della distanza di 1mt: tradotto in un evento setting cerimonia con ospiti a 1 mt (se sedie a noleggio da disporre a 1mt, se panche in chiesa da utilizzare per max 2/3 pax a seconda della lunghezza), niente foto di gruppo, spazi cucina sufficientemente grandi da permettere distanza, niente buffet, ospiti direttamente a tavola, spazi adeguati per ospitare un placè con ospiti ad almeno 1 mt (quando normalmente si riservano 60cm per ospite), spostamenti e logistica rimodulati (es. trasfers in autobus con capienze dimezzate) e arrivi gestiti con ingressi regolamentati (accurato controllo delle file in ingresso).
  • Controllo temperatura
  • obbligo a utilizzare dispositivi sanitari e rispettare le indicazioni di comportamento (per staff mascherina e guanti, per ospiti mascherine fino al tavolo? + lavare le mani prima di sedere a tavola)
  • E a complicare il tutto la minaccia della quarantena in ingresso e in rientro per gli stranieri e la possibile soppressione dei voli (o aumento dei costi dal momento che alcune compagnia potrebbero fallire ma soprattutto perché gli aerei dovranno viaggiare con capienze ridotte).

Se stai pensando che sia difficile gestire un matrimonio a queste condizioni, ti do assolutamente ragione. Non solo difficile da gestire, ma con questo tipo di restrizioni diventa anche difficile creare coinvolgimento emotivo, partecipazione, clima di festa.

Ma che l’attuale stagione fosse ormai compromessa già lo sapevamo.

Forse qualche coppia spera ancora di salvare qualcosa da agosto in poi, ma credo che verosimilmente gli eventi, laddove autorizzati, saranno comunque soggetti a forti limitazioni di questo tipo.

Gli eventi, che per loro natura hanno l’obiettivo di aggregare persone, sono l’arma più potente per diffusione del contagio.  Tutti, e dico tutti i biz sentiranno il colpo, ma il settore eventi è proprio fra i più critici.

Il vero problema qual è?

E’ che questa Fase 2 non sappiamo fino a quando durerà.

Forse, finché non verrà trovato un vaccino. 12-18 -24 mesi sono le previsioni ottimiste. Anche se, una garanzia, nessuno ce la può dare.

Oppure, finché non incastreremo una serie di fattori: come un R0 meno aggressivo, un sistema di testing più efficace ed utilizzabile su larga scala, un sistema di certificazione dell’immunità (quando questa immunità verrà confermata, per quanto tempo e in quale misura).

Per eventi che si pianificano con 6-12 mesi di anticipo, questa situazione di incertezza rischia seriamente di impattare anche sulla stagione 2021.

Senza considerare il fatto che se forse i segmenti più alti possono idealmente resistere meglio, saranno i segmenti medi a risentire maggiormente  e più a lungo della contrazione dei consumi conseguenti a una minore disponibilità economica.

Vero, ci appelliamo alla voglia matta che avremo tutti di festeggiare dopo un periodo così lungo di isolamento e restrizioni. E’ bello sperarci, e sperare che possano esserci le condizioni per tornare a farlo.

Ma io non punterei tutto su quel cavallo, ecco.

Qualcuno ha già deciso che il gioco non vale la candela. Ha creato scalpore l’annuncio di una grande agenzia di eventi di ritirarsi dal business degli eventi.  Ma va detto che questo gruppo aveva altre divisioni su cui investire, che al momento si sono ritenute più “sicure”.

Per le realtà che non hanno differenziato su settori diversi la questione è ancora diversa. In quel caso sono più inclini a cercare di cavalcare l’onda.

Ora. Il punto è questo. Se si è nelle condizioni di farlo, è bene iniziare a riflettere fin da subito su come cavalcarle queste onde, come adattare e modificare l’ offerta  per poter navigare in queste nuove acque.

Si può anche osservare questo: se sei un’azienda con le spalle larghe puoi permetterti anche una riconversione della linea produttiva, ed è quello che stanno facendo in molti (vedi Armani, vedi Ferrari, vedi le fabbriche cinese che stanno producendo mascherine).

Se sei una grande macchina degli eventi, penso a stadi, concerti, grandi eventi sportivi etc è chiaro che una completa riconversione al digitale non sarà possibile e queste grandi macchine cercheranno di adottare misure che ne permettano lo svolgimento.

In questa situazione, io, tu, e molti altri professionisti del wedding, abbiamo sicuramente un vantaggio. Siamo leggeri. Non solo operiamo nei servizi e non nella “produzione”, ma siamo anche piccolini e quindi, potenzialmente molto più fluidi.

Attenzione!! Non sto dicendo che dovrai riconvertire la tua attività in qualcosa di totalmente diverso.  Soprattutto se hai già acquisito una certa posizione e autorevolezza nel settore. Vogliamo tutti credere che prima o poi si possa tornare a vivere la nostra socialità con gioia e spensieratezza.

Dico invece che sarebbe saggio capire se puoi correggere/modificare/adattare la tua offerta ai nuovi bisogni, e parallelamente esplorare altre e nuove direzioni che idealmente permettano sinergia e coerenza con quella che è tua vision/mission. Devi elaborare la tua “exit strategy”.  Devi ora più che mai tirare fuori la piccola imprenditrice che c’è in te.

Facile? No, assolutamente NO.

Però una sfida bella motivante. In ogni crisi si nascondono delle opportunità. E’ il momento di scovarle.

 

Io provo ad aiutarti così: iscriviti qui al LIVE WEBINAR gratuito MERCOLEDì 15 APRILE h.11.00
“IMPATTO CORONAVIRUS SU SETTORE EVENTI E MATRIMONI: E quindi, che si fa?”

 

 

 

 

 

NOTE E RISORSE :

“A therapeutic could be available well before a vaccine. Ideally this would reduce the number of people who need intensive care including respirators.”

https://www.gatesnotes.com/Health/A-coronavirus-AMA

“Riparte per prima l’apparato produttivo laddove possano essere mantenute le precauzioni di social distancing. Riparte il retail, dando precendenza alle attività che prevedono minore interazione 1:1, ripartono poi anche i ristoranti, diminuendo i posti in sala.

Possibile anche una riapertura che tiene in considerazione l’età dei lavoratori e quella dei nuclei familiari con cui vivono.”

http://www.classxhsilkroad.it/news/politica-economica/l-incerta-ripresa-della-cina-tra-aperture-e-nuovi-divieti-202003311242203289?from=singlemessage&isappinstalled=0

“The virus has had a material impact on O’Reilly’s in-person Events division as well. We previously made the painful decision to cancel our Strata California and Strata London events. Today, we’re sharing the news that we’ve made the very difficult decision to cancel all future O’Reilly in-person conferences and close down this portion of our business.”

https://www.lshtm.ac.uk/newsevents/expert-opinion/100-questions-peter-piot-lshtm-director?linkId=85296289&fbclid=IwAR2Lxd5eGy41rhIxzSLE9yY-ZpGPNaBbLTbvYIIjuhBhm1Ga4J7Vr4HscM4

“The virus has had a material impact on O’Reilly’s in-person Events division as well. We previously made the painful decision to cancel our Strata California and Strata London events. Today, we’re sharing the news that we’ve made the very difficult decision to cancel all future O’Reilly in-person conferences and close down this portion of our business.”

https://www.niemanlab.org/2020/03/we-know-coronavirus-has-wrecked-the-events-business-for-media-in-2020-but-will-it-come-back-post-virus/

https://www.valigiablu.it/coronavirus-singapore-contact-tracing-tecnologia-privacy/

«La recente diminuzione del numero di nuovi casi di positività aveva dato ai coreani l’illusione che la pandemia fosse entrata in una fase di stabilizzazione, ma i nuovi casi di contagio dimostrano che non era così», ha detto Kim Tark, esperto di malattie infettive alla Soonchunhyang University Hospital della Corea del Sud.

«Il nuovo focolaio di Seul fa riflettere sulla necessità di proseguire nel distanziamento sociale e di continuare a fare tamponi. È ancora presto per tornare alla vita di sempre, c’è ancora il rischio che ci siano nuovi contagi, nuove infezioni e probabili perdite di vite», ha aggiunto Michael Mina, epidemiologo dell’Università di Harvard.

https://www.valigiablu.it/sud-corea-coronavirus/

“costruite nuovi scenari, non aspettate che il futuro arrivi ma riprogettatelo ora”

https://www.adcgroup.it/e20-express/news/inchieste/coronavirus-arduini-cimenti.html

“La prima  fase, spiega Noseda, “È quella in cui ci troviamo noi adesso, ed è la fase del massimo impatto: c’è uno shock, ti schianti contro un muro e capisci tutto è cambiato – a noi è successo in un weekend, poche settimane fa. Questa è la fase in cui le aziende devono intervenire e affiancarsi alle istituzioni, cercando di contribuire al rafforzamento del messaggio ‘forte’. È il momento per chiunque abbia un purpose di tirarlo fuori, e tante aziende lo hanno fatto in queste settimane”.

“Seguirà una fase due della ‘nuova normalità’ – prosegue –, che potrebbe purtroppo durare mesi o c’è chi dice addirittura più di un anno, che sarà la fase: il che significa che ciò che prima facevamo in un modo ora lo faremo in un altro. Passeremo molto più tempo a casa, distanti, e le aziende dovranno di conseguenza trasformare il loro business e le loro relazioni”.

Infine la fase tre: “Sarà quella del ritorno alla vera normalità, anche se purtroppo non sarà più la normalità che conoscevamo prima. Noi stiamo cercando di dare alle imprese un ruolo in ciascuna di queste fasi e soprattutto di preparare il terreno per far sì che tutte le aziende siano utili alle persone per capire quello che sta succedendo”.

http://www.adcgroup.it/adv-express-tv/partner/coronavirus-noseda-iab-m-c-saatchi-riflettere-sul-cambiamento-mettere-a-fattor-comune-idee-ed-esperienze-aiutare-le-aziende-a-trovare-un-nuovo-ruolo.html

http://www.adcgroup.it/static/upload/mak/makechange.pdf

“Servono realismo e resilienza. Ma anche la capacità di ripensare il futuro fuori dai soliti schemi rassicuranti”. Sulla crisi innescata dal coronavirus Roberto Binaghi, ceo di MindShare diffida dalle tesi ‘continuiste’.
“In questi giorni – racconta – sto lavorando, leggendo molto e, per quello che riguarda le notizie che riguardano la industry della comunicazione, mi ritrovo speso a farlo scuotendo la testa. Quella in atto è una crisi umanitaria senza precedenti e avrà riflessi economici molto pesanti. Serviranno una reazione ed una mobilitazione straordinarie, tante risorse dello Stato”. Secondo Binaghi, non è utile raccontarsi favole; l’analisi dell’impatto del Covid 19 sul nostro comparto è stata spesso di una ripetitività disarmante: “Lusso e Travel tagliano gli investimenti, aumentano i consumi di pasta e tonno in scatola, crescono le audience del daytime e le brand dovrebbero comunicare sul purpose. Tutto giusto, per carità, ma tutto qui? Stiamo provando a leggere questo momento di totale incertezza, al quale siamo completamente impreparati, rifugiandoci nei soliti schemi che vengono dalla nostra storia, dal nostro passato. Ed in questo modo ci rassicuriamo, ci consoliamo. Sbagliando”. Un errore, secondo il manager, è quello “di pensare, per esempio, che questa sarà una crisi ‘one off’, con una forma a “V”, che durerà 2/3 mesi, magari quattro, e poi via tutto ripartirà alla stessa velocità e nello stesso modo di prima”.

Secondo Binaghi Mindshare, invece, purtroppo “non ci sarà un 25 aprile, una data di liberazione dall’emergenza”. Il manager crede sia molto più probabile una lunga fase di stallo, in cui attenderemo la fine definitiva dei contagi e la normalizzazione delle relazioni sociali. “E questo processo per giunta non sarà lineare – aggiunge Binaghi – e magari andremo sulle montagne russe. Per mesi, forse”. In che mondo, in che situazione nuova atterreremo? Per Binaghi anche su questo si sta glissando, rimuovendo. “Ci piace pensare che lo scenario mediatico che troveremo sull’altra riva sarà uguale a quello attuale. E questo invece è assai poco probabile.https://www.primaonline.it/2020/03/30/302679/coronavirus-e-sistema-pubblicitario/

“There will be a lot of predictions around a “new normal” in meetings. Tables of ten might become tables of four or six. Buffets may be extinct. Preset tables might be a non-starter. Gloves and mask dispensers in every meeting room? How about instant tests for all meeting attendees or requiring a doctor’s note to attend?

I can imagine some of these things actually being tried. The market will tell us how far we need to change our profession. Time will tell.

For me, there is one lesson we will all remember and adopt:

Safety, health conditions and cleanliness just got escalated to the top of all our checklists. This will apply across the entire supply chain from transportation to food and from sleeping rooms to furniture to audio visual to staffing to everything. Safety verification along the supply chain may become the gold standard for future meetings.

Carl Winston, director of the L. Robert Payne School of Hospitality & Tourism Management at San Diego State University,”

https://www.mpi.org/blog/article/where-is-this-going-the-future-of-meetings