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Oggi vi ho lasciato senza Live FB perchè sono su un Freccia e il segnale è ballerino. Ma ciò non mi impedisce di scrivere un post 😉

E oggi vorrei discutere con voi dell’utilizzo di materiale fotografico a fini commerciali (inclusi siti e Social).

In linea generale, il copyright di una foto è sempre del fotografo che l’ha scattata. Anche quando gli stiamo commissionando un lavoro per il ns biz. Il corrispettivo per la prestazione non include automaticamente i diritti di utilizzo. Questo significa che occorre sua autorizzazione e occorre riconoscergli dei diritti per ogni qualsivoglia utilizzo commerciale. Se ritrae soggetti riconoscibili, va ottenuta autorizzazione e vanno riconosciuti i diritti anche per ognuno dei soggetti riconoscibili. I diritti possono essere negoziati in buyout (per sempre su ogni mezzo ovunque) oppure specificatamente per mezzi, territorio, periodo di on air. Ho lavorato tanti anni in pubblicità e dieci anni fa funzionava esattamente così.

Ora, mettici la crisi, mettici il taglio degli investimenti in comunicazione, mettici la globalizzazione…. i miei ex colleghi che sono rImasti a lavorare in agenzia mi dicono che sempre più spesso ai fotografi e registi (escludendo quelli più noti) viene richiesto di includere il buyout nel costo della prestazione (tradotto in “o mi permetti di usarla come voglio, o mi cerco un altro fotografo/regista che me lo conceda, tanto lì fuori c’è la fila”). Senza considerare che le stesse agenzie sono costantemente messe in gara (lo sviluppo creativo viene retribuito solo al vincitore) e tutto ciò è triste ma non mi stupisce neanche un pochino ( e comunque questa è un’altra storia…).

Ora, metti che non hai un prodotto specifico da ritrarre e pubblicizzare o una situazione specifica da ricreare, e metti che non hai un gran budget. In questo caso puoi attingere alle banche immagini:  ci sono quelle (ie. getty images, istockphoto, 123rf, etc) dove il problema dei diritti dei soggetti e del fotografo è negoziato alla fonte e la foto viene proposta con varie soluzioni di formati/risoluzione/licenza. E ci sono anche quelle che propongono foto free of use/creative commons/public domain (i.e. Unsplash ad es. è uno dei miei preferiti  e “All photos published on Unsplash can be used for free. You can use them for commercial and noncommercial purposes. You do not need to ask permission from or provide credit to the photographer or Unsplash, although it is appreciated when possible”, ma anche Kaboompics o Sitebuilderreport che è un aggregatore in realtà). Io le utilizzo spesso per le immagini da associare agli articoli del blog. Ma anche l’uso nel sito o nei social sarebbe il più delle volte consentito.

Ora a noi. Davvero tanto troppo spesso nel ns settore vedo usare foto prese qua e là nel web senza porsi il benché minimo problema e senza dare credit al fotografo. Non. Si. Fa.

Non è legale utilizzare foto senza l’autorizzazione del fotografo e non é corretto dal punto di vista etico far credere alle persone di essere gli artefici di lavori non nostri (è successo a me e sarà sicuramente successo a molti altri qui dentro di veder foto dei propri lavori su siti/profili di altre wp….se chiappi foto a caso prima o poi chiappi quella sbagliata…). Se vogliamo riportare una foto da stylemepretty perché vogliamo condividere quella ispirazione con i ns fan/sposi è ok….ma costa poco ricordarci di inserire il credits/fonte o fare uno share per mantenere il link…

Quando pubblichiamo invece le foto “ufficiali” (fornite dal fotografo) dei  ns lavori occorre aver chiesto preventivamente il suo consenso e inserire il credit ove possibile (ok, nn sarebbe molto furbo da parte sua negarci il consenso o chiederci dei diritti se gli abbiamo passato il lavoro, o se potremmo farlo in futuro…se instauriamo con loro un buon rapporto  il consenso ce lo daranno volentieri …insieme all’accesso all’intero lavoro…”usale tranquilla” è quello che vi sentirete rispondere nella maggior parte dei casi…). Stessa cosa dicasi per utilizzo del materiale da parte degli altri fornitori coinvolti nel lavoro. Spesso i fotografi nn hanno problemi a lasciare utilizzare il loro foto, ma prima di girargliele glielo chiediamo e soprattutto ricordiamo ai fornitori di inserire il credit. Quando ciò avviene on line è buona norma taggare e inserire link.

Lo so, lo so che quando si avvia un’attività manca il materiale fotografico da mostrare! Per questo il mio suggerimento è fare Style Shoot!!

Quando le foto mostrano volti riconoscibili bisognerebbe avere una liberatoria. Qui la questione é un po’ più difficile perché se è vero che agli sposi possiamo chiederla (magari inserendola nella ns lettera di incarico per averla scritta, così come fanno spesso i fotografi) è anche vero che è difficile avere per iscritto quella degli ospiti. Su questo credo stia un po’ alla ns sensibilità. Mi è capitato in passato di aver pubblicato una foto con un bambino e aver istantaneamente ricevuto la telefonata dalla mia sposa che mi chiedeva di rimuoverla subito perché conosceva bene la mamma e la sapeva molto sensibile su questo topic (non pubblicava mai foto dei sui bambini). Da allora sto molto più attenta. Per quanto riguarda gli ospiti in genere hai la “temperatura” in base al tipo di evento ma si può sempre sbagliare per cui sempre meglio optare per campi larghi e dettagli… Nel segmento luxury l’utilizzo delle foto ancora più complesso (la Sarah Heywood a un seminario ci disse che lei viene autorizzata molto raramente) e per alcune specifiche situazioni stesso discorso: in passato nn ho avuto autorizzazione da  psicologi/psicoterapeuti ad esempio, e in un caso ho avuto uno sposo a cui era stata rubata l’identità (è una storia lunga) e che nn voleva diffondere in rete nulla di riconducibile a lui… ecco, non diamo per scontato che tutti vogliano essere pubblicati.

Hai avuto brutte esperienze con la pubblicazione di qualche foto? Vieni a raccontarcelo in cheers!

 

Ehi! a proposito! la foto in evidenza non è da banca immagine questa volta 😉 ma è uno scatto su un evento di Carla Penoncelli alla collana stramba della mia super assistente/angelo Barbara.

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