//cdn.iubenda.com/cookie_solution/safemode/iubenda_cs.js

Giovedì sera ho portato i miei ragazzi a vedere il nuovo film della saga Star Wars. Prima dell’inizio, l’immancabile trafila di spot pubblicitari. Uno in particolare ha colpito la mia attenzione. Quello dei biscotti GranCereale Barilla/Mulino Bianco. Si sa, per tutta una serie di motivi i commercial che passano al cinema hanno generalmente una durata superiore a quelli che passano in tv. E questi geni ne hanno approfittato per raccontare una storia che non so se è vera o inventata ma funziona. L’ho trovato online e lo spot è questo qui .

Lo storytelling. Ah lo storytelling. Non ne abbiamo mai abbastanza di storie. Le storie coinvolgono, emozionano, si fanno ricordare, trasferiscono un messaggio in modo più profondo, più intimo.

Il Natale è il tempo delle storie. Vi ricordate quella di Montblanc di qualche anno fa?

Invento storie da una vita.

Ricordo ancora una scommessa che feci con mio padre. Avrò avuto si e no dodici anni. Amavo scrivere. Lui mi sfidò “se riesci a scrivere dieci pagine su questo bottone ti permetto di comprarla” (volevo comprarmi una inutile lumaca di pezza gigante e vi prego non chiedetemi il perché).

Iniziai mettendo in campo le mie doti di osservatrice descrivendolo minuziosamente. Ma dopo due pagine e avendo esaminato tutte le più piccole venature e sfumature di colore la descrizione era conclusa. Blocco dello scrittore. Lumaca addio. Poi l’illuminazione: da dove arriva quel bottone? Qual era la sua storia? La penna iniziò a scorrere e superai la dozzina di pagine.

Chiamai la lumaca Sally e dopo poco iniziò a prendere polvere su una mensola (d’altra parte, che te ne fai di una lumaca di pezza gigante?)….ma la sfida era vinta e quindi Sally divenne una specie di amuleto del successo. La toccavo prima di ogni compito in classe.

E se stai ancora leggendo è perché le storie coinvolgono, e anche un bottone o una lumaca di pezza possono averne una.

 Io adoro raccontare le storie delle mie coppie e in un evento abbiamo millemila strumenti a disposizione per farlo (con Marta ad esempio lo abbiamo fatto in modo moooolto esplicito all’interno del tempio dello storytelling e #lanostrastoria ha preso vita attraverso materiali, supporti e strumenti diversi).

Alle volte però, mi sembra di sembra di raccontare poco di me. Forse per riservatezza, o per un inconscio timore che la mia storia non interessi poi molto. Nel corso del 2017 ho mantenuto alla promessa che mi ero fatta a inizio anno: “getting out there” ovvero “esci allo scoperto”. Con Cheers! mi sono spinta dove mai avrei immaginato. Essendo un gruppo chiuso e in un certo senso “intimo” questo mi ha aiutato.  Ma sicuramente posso fare di meglio. E forse anche tu. Sei pronta ad aprirti al mondo e a raccontare la tua storia?

Vieni a darci un assaggio in Cheers!

Shares
Shares