//cdn.iubenda.com/cookie_solution/safemode/iubenda_cs.js
Shares

#ONLYNESS. Mi piace un sacco questa parola.

E mi piace un sacco tutto il discorso di NILOFER MERCHANT che se l’è inventata.

“that spot in the world only you stand in, a function of your distinct history and experiences, visions and hopes.

If you build upon your signature ingredient of purpose and connect with those who are equally passionate, you have a new lever by which to move the world. Dent by dent, the world can be reshaped to include you and what you believe in.”

Dobbiamo cercare il nostro SPOT, quello che solamente noi possiamo occupare. E come dice quell’altra saggia di SALLY HOGSHEAD  non dobbiamo farci prendere dall’ansia che dobbiamo essere i MIGLIORI per occupare quel posto: semplicemente dobbiamo accogliere e capire come valorizzare le nostre differenze.

A volte non ce ne rendiamo conto ma ognuna di noi approccia il mondo, le opportunità, le insidie, in modo diverso. In un modo che è frutto del nostro percorso, dei nostri geni, della nostra esperienza, delle nostre aspirazioni, passioni, inclinazioni…

In situazioni di difficoltà, ognuno di noi risolve il problema, o tenta di risolverlo, in modo diverso. Facendo ricorso alle sue specifiche capacità/esperienze.

Qualche tempo fa durante una Live Call della Masterclass è venuto fuori un esempio a dir poco illuminante.

Sto per confessarvi una cosa molto personale. Non credo di esser fatta di pietra e riesco a commuovermi con una pubblicità ma di certo nn ho quella capacità di empatia che altri posseggono e a volte manco di sensibilità. E anche volendo ammettere che tutto ciò nn sia un dono, diciamo che per quanto io mi sforzi, non mi viene così facile imparare questa “arte”. E’ un mio limite, di cui ormai ho preso coscienza. Negli anni ho tentato tante volte di fare coraggio, consolare, restare vicino a persone in momenti di difficoltà che hanno un ruolo importante nella mia vita ma succede che “faccio il giro del mondo alla ricerca delle parole giuste, ma alla fine mi ritrovo con la bocca vuota” (ho preso in prestito le parole di un libro che sto leggendo). Ecco allora che vado a prendermi le frecce che so avere nel mio arco. E cerco di usare quelle per prestare il mio aiuto, gli strumenti che mi sono familiari, quelli che maneggio in pieno controllo e mi appartengono.

Questo accade nella mia sfera personale ma anche in quella professionale. Perché io sono sempre io.

Quando una sposa entra in crisi per via di dinamiche familiari complesse (questo è l’esempio che ci siamo trovate ad analizzare nella Live Call) io e Antonia reagiamo in modo completamente diverso.

Antonia ha quel dono: la parola giusta al momento giusto, il tono rassicurante, lo sguardo che infonde serenità, l’abbraccio caldo. Lei prende per meno la sposa in questo modo.

L’esempio pratico…ah sì ecco…ci sto arrivando.

Qualche anno fa una sposa andò in crisi perché il fratello non voleva che lei invitasse l’ex cognata (l’ex-moglie del fratello per capirci) con cui tuttavia lei era rimasta in ottimi rapporti. Anzi proprio “non le avrebbe più rivolto la parola se avesse scoperto che era stata invitata”. E non voleva neanche che la figlia fosse invitata insieme alla madre, intendiamoci: voleva che sua figlia venisse invitata, ma il suo nome doveva essere apposto sul SUO invito. Ecco, sposa in panico: che fare? La invito? Non la invito? La nipote?

Antonia l’avrebbe presa per mano e avrebbe sicuramente approcciato il problema in altro modo. Io avevo come al solito la “bocca vuota” (niente, giro del mondo e ritorno e parole di conforto zero) per cui ho usato altri strumenti.. Creatività e pragmaticità. Mi sono inventata un invito che invitava senza invitare (bhè…non sto qui a raccontarvi come…non è questo il punto…) e ho suggerito di invitare TUTTI i bambini con un invito strettamente personalizzato (e non insieme ai genitori): un maxi lecca-lecca confezionato con un tag-invito. L’idea pratica. Ho risollevato un po’ il morale della mia sposa trovando una soluzione pratica al suo problema e facendola sorridere con un lecca lecca a forma di mucca.

Ecco. Questo era solo per riflettere insieme. Per il nostro biz, dobbiamo capire bene quali sono i nostri strumenti, le frecce nel nostro arco. E poi imparare ad esporle. In questo modo attireremo le persone che cercano quel tipo di approccio/aiuto. E cercando proprio quello sono anche pronte ad attribuirgli valore.

Quali sono le tue frecce? Vieni a raccontarcelo su CHEERS!

Shares
Shares