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Oggi utilizzo il blog per rispondere a un post che è stato pubblicato nel gruppo chiuso di CHEERS! (iscriviti qui se non ne fai ancora parte!). Penso possa essere utile qui.

Cara Monica, vorrei condividere con te questa mia arrabbiatura … l’ennesima. Non ne posso veramente più di vedere “fantomatiche” wedding planner che, per ( e pur di ) pubblicizzarsi dicono che la loro consulenza è gratuita. Vorrei confrontarmi con te e spero di essere compresa. Non credi che questa “politica” sia veramente lesiva per chi questo mestiere cerca di svolgerlo con preparazione, dedizione e professionalità? Non trovi anche tu che sia un messaggio sbagliato da dare alla clientela ? Per colpa di queste “cialtrone” ( scusa il tono ) la nostra professione viene passata come un accessorio. Il nostro non è un servizio gratuito ma è un servizio altamente qualificato e professionale e va retribuito con regolare contratto, partita iva e fattura. Sono mesi che sto cercando di buttare giù un articolo per il mio blog che parli di questa cosa ma mi credi che non riesco? Cioè: sono troppo coinvolta e non riuscirei ad essere pacata nei modi che, solitamente, mi contraddistinguono. Dopo la laurea in relazioni pubbliche e comunicazione ho lavorato per ben 13 anni nel settore dell’organizzazione degli eventi ( quelli veri però!) e finalmente quando me la sono sentita ho deciso di mettermi in proprio. Si fatica : gli inizi sono duri per tutti. Lasci una carriera avviata e ti ritrovi a ripartire da zero ma sei felice e determinata perchè sai che seppur con fatica riuscirai a ritagliarti un posto, il tuo! Spero di trovare un appoggio e qualche ulteriore spunto di riflessione da parte tua e di tutte le colleghe che vorranno dire la loro. Grazie e buon lavoro.

Cara collega,

Correva l’anno 2012 e io mi toglievo un sassolino (anzi pietra) dalla scarpa scrivendo questo articolo sul mio blog di allora

http://thatdayweddingplanner.blogspot.it/2012/03/le-provvigioni-dai-fornitori-parliamone.html

Rileggendo ora quanto avevo scritto, vedo una certa incazzatura, un po’ di amarezza, e anche un po’ di ingenuità, un pizzico di ottimismo ma anche tanta incertezza. Nel tempo mi sono data qualche risposta, ho smesso di farmi qualche domanda, mi sono fatta altre domande, ho cambiato idea su alcuni aspetti e rinvigorito le mie convinzioni su altri.

Ma due cosa ancora più importanti sono successe. E’ cambiato il mercato, e ho cambiato prospettiva.

A ben vedere oggi il mondo del wedding planning non è poi così diverso da tanti altri settori.

I fotografi non si lamentano forse del fatto che venga scelto l’amico con la reflex o il fotografo 800 euro all included (con macchina e fiori)? Il mio amico grafico si lamenta del fatto che sia oggi possibile mettere in gara creativi di tutto il mondo pagando solo il vincitore (una miseria). L’artigiana sotto casa mia si lamenta della concorrenza cinese che, peraltro, non batte uno scontrino.

Potrei andare avanti ma è per dire che ogni settore ha le proprie dinamiche e i propri problemi. Il minimo comun denominatore: si fatica a far riconoscere la professionalità/qualità e a farla adeguatamente retribuire. Questo all’apparenza. All’apparenza sembra un problema di clienti: il cliente non apprezza.

Ma scavando un po’ più a fondo…il vero problema è che nn si riesce a intercettare il cliente “giusto”, o non si riesce a comunicare/evidenziare la differenza.  Quindi il problema non è il cliente. Dipende da noi.

Ora passo alle tue domande.

“Non credi che questa “politica” sia veramente lesiva per chi questo mestiere cerca di svolgerlo con preparazione, dedizione e professionalità?”

Si, lo credo.

“Non trovi anche tu che sia un messaggio sbagliato da dare alla clientela ? ”

Si, lo credo.

(prossima settimana faccio da madrina…inizio a esercitarmi 😉

Ma credo anche che il mercato domestico sia maturato tanto in questi anni. Sono cresciuti i volumi, è cresciuta la competenza, e credo che i clienti interessati ai nostri servizi ora si siano in un certo qual senso ridistribuiti su uno spettro più ampio dal punto di vista socio-demo-psico grafico.

Ogni segmento può essere servito, ma per essere un biz profitable e sostenibile nel tempo, il biz va creato attorno alle necessità del segmento stesso, deve rispondere a promesse specifiche, senza tradire i valori dell’imprenditore e il suo senso estetico, appagando il suo spirito e il suo conto in banca (tweet this 😉

Non mi addentro nel discorso provvigioni perché mi ci vorrebbe un altro post, ma l’offrire“gratuitamente” o low price il proprio servizio/i, porta inevitabilmente verso un tipo di cliente che cerca il risparmio e ha un budget limitato. Statisticamente è più facile che siano coppie con una sofisticazione e una preparazione/livello culturale inferiore.  Ma.  Con i tempi che corrono non metto in dubbio che ci siano lì fuori tante coppie carine con cui potrei condividere senso estetico e valori, ma che hanno un budget limitato.  IKEA docet. L’arredamento economico non deve essere per forza brutto. Tutt’altro. Faccio del design la mia bandiera. Il design accessibile. Ma te la devi studiare davvero bene. Devi abbattere tutti i costi di stoccaggio, di trasporto, di montaggio/manodopera, di produzione. Devi sistematizzare il servizio. E poi ancora. In questa direzione ci vanno le agenzie che organizzano i pop-up weddings “Making high end weddings more accessible“ di cui abbiamo parlato. Lo trovo un approccio interessante https://www.sunshinecoastpopupweddings.com.au/

Ecco, la maggior parte dell wp “gratis” o low cost nn se la studia così bene. E se nn te la studi davvero bene fai male al tuo biz e fai male al settore overall.

Nella maggior parte dei casi, come dici tu collega, chi si propone “gratis” lo fa per lavorare, perché non riesce a vendersi in altro modo. Decide di salire sulla sua ruota e gira gira gira e gira finchè nn scende poi esausta, confusa, screditata, insoddisfatta, “bruciata” e soprattutto nello stesso esatto punto di dove è salita.

Secondo me nella maggior parte dei casi (che cmq io credo siano sempre meno) queste dinamiche sono causate da ingenuità, scarsa formazione, inesperienza. Ho il dente meno avvelenato che in passato. Semplicemente non sanno in che altro modo poter realizzare il loro sogno. Ce stanno a provà. Iniziamo così poi vediamo come butta. Accumulo esperienza, network, portfolio e poi zacchetelì che inizio a chiedere un bel chachet e mi cambia la solfa.

Io credo davvero sia questa l’idea di molte. E ovviamente, non funziona proprio così.

In conclusione, in questi 10 anni di attività nel mondo wedding ho visto il mercato cambiare non molto, di più. Si ok ci sarà sempre chi lavora male e scredita la categoria ma accade ovunque. Ci sarà sempre la guerra del prezzo ma accade ovunque. Ci saranno sempre i cattivi clienti ma accade ovunque. Ci sarà sempre il cattivo gusto ma accade ovunque. Ci ho fatto pace. Non possiamo cambiare il mondo. Possiamo però voler impattare positivamente su una piccola piccolissima parte di mondo, quella con cui lavoriamo bene.

Ed è già molto.

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